17 Novembre 2023

Gas serra, perchè la CO2 è così importante?

Cosa ha permesso alla nostra Terra di non essere una inospitale palla di ghiaccio? La presenza in atmosfera di gas ad effetto serra, che consentono di trattenere sulla Terra una parte dell’energia che ci arriva dal Sole, ha permesso al nostro pianeta di raggiungere una temperatura media di +15°C anziché di -18°C. Possiamo chiamarlo effetto serra “naturale” ed è così che si sono create le condizioni ottimali nel nostro Pianeta per ospitare la vita.

Ma nel contesto attuale, dominato dalla crisi climatica, quando si parla di effetto serra ci si riferisce a quello, del tutto inedito nella storia della vita sulla Terra, prodotto dalle attività umane: possiamo chiamarlo effetto serra “antropogenico” ed è il responsabile del riscaldamento planetario degli ultimi decenni. Questo fenomeno è determinato dall’immissione in atmosfera di sei gas ad effetto serra. Si tratta di gas con caratteristiche molto diverse tra di loro, per origine (alcuni erano già presenti in atmosfera, altri sono sintetici), per tempi di permanenza in atmosfera e per capacità di trattenere calore. Per poterli confrontare, dunque, si utilizza un fattore moltiplicativo sulla base del così detto “Global Warming Potential” (GWP), cioè il potenziale di riscaldamento globale, in genere calcolato su un arco temporale 100 anni.

Il primo e più importante gas serra è l’anidride carbonica (CO2): è uno dei gas più longevi – una molecola di CO2 può rimanere dell’atmosfera anche centinaia di anni – ed è quello che emettiamo in maggiore quantità, perché la CO2 costituisce circa il 75% di tutti i gas serra prodotti dalle attività umane. Ecco perché è il gas serra più citato quando parliamo di riscaldamento globale e viene preso a riferimento quando si misurano i potenziali di riscaldamento degli altri gas serra (alla CO2 è infatti attribuito un GWP pari a 1, ossia 1 tonnellata di CO2 è esattamente pari a 1 tonnellata di gas serra). La maggior parte della CO2 che stiamo immettendo in atmosfera è causata dall’utilizzo di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), seguiti dalle attività di deforestazione.

Un altro protagonista del cambiamento climatico in corso è il metano (CH4). Questo gas ha un GWP pari a circa 28, ossia ha un potere riscaldante 28 volte più elevato della CO2, ma rimane in atmosfera per periodi molto più brevi (decine di anni) e rappresenta poco meno del 20% delle emissioni mondiali di gas serra. Il metano è prodotto da alcune attività antropiche, fra cui allevamenti e discariche.

Il terzo gas serra è il protossido di azoto (N2O): ha un potenziale di riscaldamento globale ben 273 volte superiore a quello della CO2 e rimane in atmosfera anche centinaia di anni. È dunque un gas longevo e molto potente, ma per fortuna ne produciamo solo in poche quantità (contribuisce solo a circa il 4% delle emissioni globali), principalmente dalle attività agricole e, in particolare, dall’utilizzo di fertilizzanti.

Gli ultimi tre sono gas ad effetto serra di origine sintetica, non presenti naturalmente in atmosfera: si tratta dei cd. F-gas, o gas fluorurati, e comprendono gli idrofluorocarburi (HFC), i perfluorocarburi (PFC) e gli esalogenuri di carbonio (SF6). Questi gas sono generati da alcuni processi industriali e hanno un potere riscaldante enormemente alto (che arriva a superare anche un GWP di 23.000), ma hanno una permanenza variabile in atmosfera e sono prodotti oggi in quantità molto limitate, arrivando a pesano solo per l’1-2% del totale delle emissioni antropogeniche di gas serra.

Le emissioni di questi sei gas negli ultimi decenni sono cresciute esponenzialmente e oggi hanno superato abbondantemente i 50 miliardi di tonnellate all’anno. Dalla Rivoluzione industriale ad oggi le attività umane hanno prodotto qualcosa come duemila miliardi di tonnellate di gas serra, che hanno alterato la composizione dell’atmosfera aumentandone la naturale capacità di trattenere calore. È così che abbiamo alterato l’effetto serra “naturale” e stiamo causando il riscaldamento globale.

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