22 Aprile 2026
I costi dell’inerzia: i 10 trend sul clima 2025 fotografano un paese a rischio
L’Italia in stand-by mentre il mondo si trasforma intorno a lei: le rinnovabili frenano, le emissioni non calano e, nel frattempo, la dipendenza energetica cambia faccia — con l’arrivo degli USA tra GNL e petrolio — creando rischi nuovi, non solo climatici ma anche geopolitici.
È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dei 10 Key Trend sul clima, il rapporto annuale con cui Italy for Climate raccoglie e analizza i principali dati energetici e climatici dell’anno appena concluso per offrire uno sguardo complessivo sul percorso italiano verso la transizione, dalle sfide irrisolte agli obiettivi già raggiunti.
Se il Paese non è fermo, sicuramente non sta accelerando: la crisi climatica diventa così anche una crisi di sicurezza nazionale.
Un’inerzia che ha un prezzo concreto e misurabile: “Sul piano economico 53 miliardi di euro usciti dal Paese nel solo 2025 per importare combustibili fossili —commenta Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – una dipendenza dal GNL cresciuta del 42% in un anno, con gli USA diventati in dodici mesi il nostro terzo fornitore energetico, e le forniture dal Qatar che viaggiano attraverso uno Stretto di Hormuz sempre più instabile. Sul piano competitivo, mentre l’Italia installava 7,2 GW di nuove rinnovabili, la Germania ne installava 23, costruendo capacità industriale, filiere, occupazione. Sul piano dell’occasione mancata, abbiamo oltre 4 GW di pompaggi idroelettrici puri, batterie giganti già costruite nelle nostre montagne, che nel 2025 hanno prodotto un quarto di quello che potrebbero. L’infrastruttura esiste, è ammortizzata, non dipende da nessun fornitore estero. Non utilizzarla appieno è la forma più pura di inerzia. Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata – conclude Ronchi – non è neutralità, è una scelta. E le scelte hanno un prezzo — economico, strategico, di sicurezza nazionale”.
“I dati del 2025 ci consegnano un’immagine chiara: abbiamo perso un altro anno. Le emissioni di gas serra sono cresciute dello 0,2%, le installazioni di rinnovabili hanno frenato bruscamente dopo tre anni di ripresa, e la dipendenza energetica dai combustibili fossili non si è ridotta. Questi ultimi anni hanno ribadito con chiarezza che senza sicurezza energetica non c’è sicurezza economica. E l’unica strada possibile per un Paese come il nostro non è scambiare le tessere del puzzle dei nostri fornitori di combustibili fossili, ma eliminare progressivamente queste tessere, puntando sulla decarbonizzazione e sulla transizione energetica come elementi centrali di una strategia nazionale di rilancio industriale basata sulle tecnologie del futuro” – spiega Andrea Barbabella, Responsabile scientifico di Italy for Climate.
I 10 KEY TREND SUL CLIMA 2025
- Crisi climatica: 13,6 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi estremi registrati nel 2025 sono stati oltre 2.300, in calo rispetto all’anno precedente e il terzo valore più alto dal 2019: la morsa della crisi climatica rallenta temporaneamente, ma l’Italia resta un hotspot climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica.
- Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimata da ISPRA, classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del Paese.
- Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. Le rinnovabili erano tornate a crescere a partire dal 2022 e questa brusca frenata non è una buona notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW.
- Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025, un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico e che ha portato il fotovoltaico a diventare la seconda fonte per produrre elettricità dopo il gas. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili.
- Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE, esponendoci ad enormi rischi in ambito sicurezza energetica e costi per l’approvvigionamento. La dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha subito una battuta di arresto. Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’UNEM, 53 miliardi di € solo nel 2025. Sul fronte dei partner commerciali, gli USA sono la novità del 2025: in un solo anno sono balzati al 3° posto tra i Paesi da cui più dipendiamo per l’energia (dopo Algeria e Azerbaigian) e sono diventati anche l’unico Paese da cui dipendiamo per tutti i combustibili fossili (sia gas, sottoforma di GNL, che petrolio e carbone).
- GAS: 33% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il GNL, il gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import di GNL è cresciuto del 42%, soprattutto da parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la metà di tutto il GNL consumato. Gli altri Paesi da cui importiamo GNL sono il Qatar (per cui le forniture sono oggi più a rischio a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz), da cui abbiamo iniziato nel 2015 ad importare circa 6 miliardi di metri cubi ogni anno), e l’Algeria.
- Petrolio: 8 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. I trasporti restano uno dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Arabia Saudita e USA.
- Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli USA.
- Elettrificazione: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+44%) dopo il rallentamento del 2024. Il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo mercato.
- Accumuli: 884 mila è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021, prima del conflitto Russia-Ucraina. È un dato particolarmente importante non solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025 hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh, leggermente meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a sfiorare gli 8 TWh di produzione.


