4 Marzo 2026

Il 2025 un anno con segno meno per le rinnovabili: il confronto a KEY 2026

Good news, bad news, fake news: rinnovabili tra narrativa e realtà. A KEY – The Energy Transition Expo due tavoli di lavoro con i media e le imprese per sfatare una falsa narrazione. Con sole e vento possibile tagliare fino al 60% il prezzo all’ingrosso dell’elettricità e frenare la dipendenza energetica dell’Italia di fronte a conflitti ricorrenti. L’appuntamento di Rimini tappa del progetto Falsi miti sulle rinnovabili di Italy for Climate.

Il 2025 è stato un anno di luci e ombre per le rinnovabili in Italia. Da un lato, nel 2025 circa il 48% di tutta l’elettricità prodotta in Italia è arrivata dalle fonti rinnovabili, nonostante le performance poco positive dell’idroelettrico. Il fotovoltaico ha fatto registrare numeri record: quasi 9 TWh di elettricità in più in appena dodici mesi.

Dall’altro, però, i nuovi impianti hanno subito una battuta d’arresto: 7,2 GW di nuovi impianti di generazione contro i 7,5 dell’anno precedente. Un dato che allontana dall’obiettivo fissato dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC): negli ultimi cinque anni sono stati installati complessivamente 25 GW di nuove rinnovabili e per raggiungere il target nei prossimi 5 anni si dovranno installare almeno altri 55 GW, più del doppio di quanto fatto fino a oggi.

Che cosa ha rallentato allora la corsa delle rinnovabili?  Non solo crisi geopolitiche, lentezze burocratiche, sistema di incentivi intermittenti, ma anche un’informazione poco accurata che spesso alimenta uno scetticismo generale sul fatto che le rinnovabili possano svolgere un ruolo centrale nel mix elettrico nazionale, inducendo anche forte opposizioni sui territori alla realizzazione degli impianti.

La prima fake news? Le rinnovabili sono responsabili del caro bollette

Persiste ancora uno storytelling che mette sul banco degli imputati le fonti rinnovabili quali responsabili di incentivi troppo generosi e quindi di bollette troppo care. Ma i dati da anni dicono il contrario e la geopolitica di questi ultimi tempi, ancora fortemente incentrata sul predominio delle risorse fossili, ce lo conferma ulteriormente: la guerra in Ucraina qualche anno fa e ora quella in Iran stanno mettendo a dura prova i mercati energetici, con prezzi che schizzano alle stelle nel giro di poche ore e rincari delle bollette per famiglie e imprese pressocché immediati.  Oggi più che mai le rinnovabili restano la principale leva per sciogliere questo complicato intreccio tra costi dell’energia e dipendenza energetica e ridurre in modo strutturale le nostre bollette. In Europa eolico e fotovoltaico nel 2024 hanno dispacciato a un prezzo medio in ciclo di vita valutato dalla IEA tra 50 e 75 $ ogni mille kWh prodotti contro i 165 $ del nucleare e gli oltre 200 $ di gas e carbone. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, il raggiungimento degli obiettivi al 2030 potrebbe tagliare il prezzo all’ingrosso dell’energia del 60%. E per l’Italia, che parte da costi più alti, il risparmio potrebbe essere ancora maggiore.

«Abbiamo gli strumenti per consentire alle rinnovabili di contribuire a ridurre i prezzi delle bollette – afferma Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – dobbiamo correre di più sui PPA, ancora fermi al palo e una possibile soluzione proprio per gli energivori, ripartire con le aste associate ai contratti per differenza, accelerare lo sviluppo delle Comunità energetiche, in crescita ma ancora a una velocità insufficiente. E poi, ovviamente, bisogna investire sulla costruzione di una infrastruttura compatibile con un sistema di generazione elettrica ad alta penetrazione di fonti rinnovabili, intervenendo sulle reti e sviluppando i sistemi di accumulo».

«Nel dibattito sulle rinnovabili – sottolinea Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA – il rischio è oscillare tra semplificazioni e disinformazione. Il ruolo di ISPRA è riportare il confronto su dati verificabili, evidenze scientifiche e valutazioni ambientali rigorose. La transizione energetica è una trasformazione strutturale che richiede trasparenza, analisi indipendenti e una comunicazione chiara verso cittadini e territori. Le rinnovabili non si difendono con slogan, ma con numeri solidi e pianificazione responsabile. Solo un’informazione corretta, verificata e fondata su dati oggettivi permette di coniugare l’accelerazione dello sviluppo degli impianti con la tutela dell’ambiente e la costruzione di un consenso consapevole e informato da parte delle comunità».

«La cattiva informazione continua a essere un elemento che alimenta ostilità nei confronti delle rinnovabili, specie sui territori – sostiene Chiara Montanini, Senior Analyst di Italy for Climate – L’idea che proprio  le stesse tecnologie che dovrebbero tutelare l’ambiente rappresentino una delle più importanti minacce per il paesaggio è ancora un pregiudizio molto diffuso, che va affrontato attivando processi di coinvolgimento attivo dei territori, promuovendo una comunicazione basata su dati scientificamente fondati e affidabili, lavorando per far comprendere che questa grande transizione tecnologica, come è sempre successo, porterà anche a un nuovo paesaggio energetico».

SCARICA LA PRESENTAZIONE DI CHIARA MONTANINI: LINK PRESENTAZIONE

Due tavoli di discussione

Con i giornalisti Ferdinando Cotugno (Domani) e Laura Bettini (Radio24) abbiamo affrontato il piano della narrativa, cercando di individuare quali potrebbero essere gli antidoti al dilagare di un’informazione distorta che influenza il dibattito pubblico, sopratutto in un contesto di incertezza geopolitica come quello attuale. Oltre alla disinformazione si aggiunge il negazionismo davanti ad eventi ormai sempre più chiari. La crisi climatica in corso diventa un elemento messo al centro della narrativa e distorto a favore di tesi diverse.

Con imprese e operatori del settore – Giorgio Boneschi (Elettricità Futura), Ester Benigni (A2A), Giacomo Cantarella (Dolomiti Energia) e Vincent Spinelli (Edison Rinnovabili) – abbiamo invece osservato il piano della realtà facendo il punto sullo stato delle rinnovabili, a partire dal rallentamento del 2025, analizzando poi lo stato e le tendenze di alcune tecnologie chiave nel Paese e le priorità da perseguire per rilanciare il settore e rimettersi in linea con gli obiettivi del Pniec.


«Con KEY trasformiamo la Fiera di Rimini – afferma- Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group – nel cuore pulsante della transizione energetica, dove ogni anno convergono aziende, Associazioni, Istituzioni, mondo della ricerca e stakeholder del settore da tutto il mondo. L’obiettivo è fare rete, mettendo a sistema competenze ed esperienze e incentivando la nascita di nuove connessioni e sinergie, per accelerare lo sviluppo tecnologico e rendere la transizione energetica una leva sempre più strategica su cui si gioca la partita della competitività del sistema industriale europeo a livello globale».

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L’evento è parte del progetto I falsi miti sulle rinnovabili, che dal 2023 raccoglie analisi e dati sullo stato della transizione energetica aggiornati a livello nazionale e globale.

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