26 Aprile 2023

Nel 2022 l’Europa taglia i gas serra, l’Italia non ci riesce

DI CHIARA MONTANINI, PUBBLICATO ORIGINARIAMENTE SU HUFFPOST

Il 2022 è stato l’anno della crisi energetica, della guerra in Ucraina che ha coinvolto uno dei più importanti player del mercato dei combustibili fossili, la Russia, dei prezzi dell’energia saliti alle stelle. Ma è stato anche uno degli anni più tristemente memorabili per la crisi climatica, con eventi estremi sempre più dannosi e con una siccità che in Europa non si registrava da oltre 500 anni.

La matrice di entrambe queste crisi, lo sappiamo, è nel nostro modello energetico basato sui combustibili fossili. Un modello insostenibile non solo per la tutela dell’ambiente ma anche per la sicurezza delle nostre economie. L’Europa sembrava averlo capito, quando già nel maggio 2022 a tre mesi dallo scoppio della guerra aveva lanciato REPowerEU per accelerare la transizione energetica. Alcune di queste risposte hanno dovuto risolvere questioni più congiunturali (come il crollo dell’idroelettrico e del nucleare), altre richiedono più tempo per mostrare degli effetti (come la crescita delle rinnovabili), ma i primi risultati alla fine si sono visti. Nel 2022 l’UE è riuscita a ridurre le proprie emissioni del 2,5%, a fare meno ricorso del previsto al carbone (grazie anche all’inverno mite) e a installare il doppio delle rinnovabili rispetto all’anno precedente (secondo Irena, gli impianti rinnovabili in UE sono passati da +27 GW nel 2021 a +53 nel 2022).

In questo contesto, purtroppo l’Italia ancora non è riuscita ad intraprendere la strada della transizione energetica con la stessa decisione. A raccontarcelo sono i primi dati a consuntivo per il 2022, che abbiamo raccolto nell’ultimo Report I 10 key trend sul clima in Italia.

Nel 2022 in Italia le emissioni di gas serra non si sono ridotte e abbiamo installato 3 gigawatt di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, più degli anni precedenti ma molto meno dei 9 gigawatt della Spagna o degli 11 gigawatt della Germania. Abbiamo persino aumentato l’import di combustibili fossili, quegli stessi che hanno causato la crisi energetica e il caro bollette, peggiorando la nostra già elevata dipendenza energetica dall’estero. Anche per l’Italia alcune cause sono state congiunturali e impreviste, come il crollo record dell’idroelettrico (-38% in un solo anno) e il conseguente maggiore ricorso al carbone, ma il nostro Paese ha faticato più di altri a dare a questi eventi delle risposte strutturali.

Continuiamo ad essere per lo più in balìa degli eventi, siano essi climatici (come la siccità) o politico-economici (come la guerra in Ucraina), e nel 2022 questo limite si è reso più evidente che mai. Se negli ultimi 10 anni avessimo investito adeguatamente sulla transizione energetica, in particolare sulle rinnovabili, avremmo oggi risposte più solide ed efficaci alla crisi energetica e ai rischi di sicurezza causati dall’elevata dipendenza dai combustibili fossili, potendo anche limitare i danni delle situazioni più emergenziali, come la grave siccità (che per l’Italia in particolare è significata, appunto, anche crollo della produzione idroelettrica).

Rispondere ai problemi energetici di oggi (che poi sono gli stessi di ieri, oggi sono solo più evidenti) con la transizione dovrebbe diventare per l’Italia una questione di sopravvivenza. È ormai noto come il nostro Paese si trovi in un hotspot climatico e anche il 2022 non ha potuto fare a meno di ricordarcelo: abbiamo raggiunto una temperatura record di 14 °C di media nazionale, in pratica viviamo già oggi in un Paese più caldo di oltre 2 °C rispetto agli anni ’80. E sempre nel 2022 abbiamo registrato oltre 3 mila eventi estremi, come alluvioni o grandinate, il numero più alto almeno da quando si raccolgono queste statistiche.

Per guardare avanti, bisogna ripartire dai timidi segnali positivi che anche nel 2022 si sono registrati. I 3 gigawatt di nuovi impianti rinnovabili sono pochi rispetto agli altri partner europei, ma siamo riusciti a triplicare quanto fatto in media negli ultimi 8 anni (eravamo fermi a circa 1 gigawatt/anno) e sappiamo che a questa crescita ha contribuito molto il Superbonus, che almeno sul fronte del fotovoltaico ha costituito un traino decisivo in ambito domestico. Sempre rimanendo nel settore edile, a costituire un record positivo sono anche le pompe di calore, tecnologia chiave per la decarbonizzazione degli edifici, per cui l’Italia è nel 2022 ha registrato un record di vendite a livello europeo, con oltre mezzo milione di unità. Un altro dato positivo è stato quello sull’intensità energetica, che misura il grado generale di efficienza energetica di un’economia: nel 2022 siamo riusciti a ridurre i consumi energetici del 3%, mentre il Pil è cresciuto di quasi il 4%. Sappiamo che a contribuire è stato anche il minore fabbisogno di riscaldamento invernale, ma è anche un segno della nostra capacità di lavorare sul fronte del risparmio e sull’efficienza energetica, su cui manteniamo una buona tradizione industriale.

Quello che emerge dal quadro dei trend chiave è che l’Italia ancora non è riuscita a fare un salto di qualità verso un futuro energetico e climatico più sicuro e sostenibile, nonostante il contesto favorevole Possiamo guardare al 2023 in corso ripartendo dai (pochi) trend positivi e dalla (forte) consapevolezza che l’Europa sta dando una risposta chiara a questa duplice crisi, energetica e climatica, e che, in quanto leader europei, abbiamo tutto l’interesse a fare la nostra parte.

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