29 Novembre 2023

Stati Uniti: finalmente pronti a puntare sul green?

Gli Stati Uniti sono il secondo grande emettitore al mondo, con  il 12% delle emissioni di gas serra globali. Sono anche, di gran lunga, il primo grande Paese per emissioni pro-capite: un cittadino americano in media è responsabile dell’emissione in atmosfera di 18 tonnellate di gas serra l’anno, il 60% in più di un cittadino cinese, più del doppio di un europeo e sei volte un indiano. 

Diversamente da altre economie avanzate, gli Stati Uniti hanno raggiunto obiettivi di decarbonizzazione tutto sommato ancora modesti, conseguendo un taglio delle emissioni di gas serra di appena il 2% tra il 1990 e il 2022. Inoltre, per molti anni la posizione ai tavoli delle trattative internazionali sul clima è stata spesso di freno piuttosto che di accelerazione al contrasto al climate change.  

Tuttavia, negli ultimi anni, forse proprio a cominciare dall’ottenimento dello storico Accordo di Parigi, il Paese sembra aver voltato pagina e aver deciso di puntare con più decisione sulla transizione green. Forse su questo pesa anche il fatto che la transizione energetica sta diventando sempre più un nuovo terreno di competizione industriale proprio con la Cina.
Diversi provvedimenti dell’Inflation Reduction Act, stanno imprimendo una forte accelerata agli investimenti nella transizione energetica soprattutto nell’ottica di costruire e consolidare una filiera nazionale su molte tecnologie della transizione energetica, fra cui rinnovabili, batterie ed auto elettriche. 

Il Presidente Biden si presenta alla COP28 con l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 e con l’impegno di tagliare del 50-52% le emissioni rispetto al 2005 (che significa circa -42% rispetto al 1990) entro il 2030. Secondo le analisi di Climate Action Tracker, l’obiettivo di riduzione delle emissioni fissato dagli Stati Uniti non è ancora sufficiente per contenere l’aumento della temperatura entro +1,5°C, ma con alcune modificazioni potrebbe diventarlo. 

Nonostante l’ambizioso programma di investimenti prodotto dall’Inflation Reduction Act (IRA) gli Stati Uniti devono affrontare delle sfide strutturali importanti, essendo ancora oggi il primo produttore mondiale di petrolio e gas. Nel 2022, gli Stati Uniti hanno raggiunto nuovi record nella produzione e nelle esportazioni di petrolio e gas e prevedono di aumentare la propria capacità di esportazione di GNL di oltre il 40% entro il 2026. 

Tuttavia, grazie agli investimenti previsti proprio dal programma IRA, non si ferma la corsa delle rinnovabili, che in un anno sono aumentate di 25 GW tra solare ed eolico e che nel 2022, per la prima volta, hanno superato il carbone e l’energia nucleare nella produzione di elettricità. Un risultato importante che ci auguriamo possa pesare positivamente sulle trattative in corso a Dubai.  

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