Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto progressi nella riduzione delle emissioni e nella diffusione delle energie rinnovabili, ma restano differenze territoriali e strutturali che ne rallentano la transizione. Come sta andando la transizione energetica in Italia? Quali obiettivi dovrà raggiungere al 2030 e al 2050 per allinearsi ai target europei di neutralità climatica?

Le emissioni di gas serra in Italia

376 milioni di tonnellate: le emissioni di gas serra generate in Italia nel 2024.

-28%: la riduzione delle emissioni di gas serra registrata in Italia dal 1990 al 2024. Per rispettare gli impegni di decarbonizzazione dovremmo ridurle di quasi il 50% nel 2030, sempre rispetto al 1990, e arrivare a emissioni nette pari a zero nel 2050.

78%: la quota delle emissioni di gas serra nazionali de settore energetico, provenienti cioè dall’utilizzo di combustibili fossili e riconducibili in primis al settore dei trasporti e a quello degli edifici. La quota rimanente, il 22%, è rappresentato dalle emissioni così dette “non energetiche”, legate principalmente ad alcuni processi industriali o alle pratiche agricole.

32,5%: è la quota delle emissioni nazionali di gas serra nel 2024 prodotte dall’industria, che si conferma il settore più emissivo, seguito dai trasporti che sono stati responsabili del 30%, dagli edifici con il 26,4% e dall’agricoltura con l’11%.

6,3 tonnellate: sono le emissioni di gas serra per abitante in Italia. Si tratta di un valore al di sotto della media europea (6,9 tonnellate), anche se l’Italia, tra i grandi Paesi europei, è quello che meno le ha ridotte dal 1990 ad oggi.

I consumi di energia in Italia

109 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep): sono i consumi finali di energia registrati in Italia nel 2024. Tra il 1990 e il 2024 sono aumentati del +4,8%. Per rispettare gli impegni climatici questi consumi dovrebbero arrivare sotto i 100 Mtep nel 2030 e a circa 80 Mtep a metà secolo.

41%: è la quota dei consumi finali di energia destinata in Italia agli edifici nel 2024, di gran lunga il settore più energivoro. Seguono i trasporti con il 35%, l’industria col 21% e l’agricoltura con i 3%.

22,4%: è la quota dei consumi finali di energia soddisfatti da energia elettrica nel 2024, una quota aumentata di meno di 5 punti percentuali rispetto al 1990. Per decarbonizzare l’economia italiana dovrebbe salire al 30% da qui al 2030 per arrivare a soddisfare la maggior parte dei consumi previsti al 2050. Il petrolio si conferma ancora la prima fonte energetica in Italia, con il 36,5% dei consumi finali, seguito dal gas con il 27% dei consumi finali.

80 tonnellate equivalenti di petrolio (tep) per milione di € di PIL nel 2023: è l’intensità energetica del PIL, ovvero il fabbisogno di energia dell’economia nazionale, fra le più efficienti in UE. Fra le grandi economie europee, l’Italia registra un dato solo leggermente superiore alla Germana (78 tep/M€), ma ben inferiore a Francia (93,5 tep/€) e Spagna (100, tep/M€).

Le fonti rinnovabili in Italia

19,6%: è la quota delle fonti rinnovabili sui consumi finali lordi di energia stimata in Italia al 2024, valore sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente e pari a circa 23 milioni di tep. in leggera crescita positivo e in leggera ripresa rispetto al forte calo del 2021. Per rispettare gi impegni nazionali al 2030 questa quota dovrebbe crescere fino al 39,4%, per arrivare a oltre il 90% entro la metà del secolo.

23 milioni: le tonnellate equivalenti di petrolio di consumi di energia da fonti rinnovabili in Italia nel 2024. Di questi, circa 10,4 milioni sono rinnovabili termiche, cioè impiegate per produrre calore o raffrescamento come le biomasse, il solare termico e la geotermia; 11,5 milioni sono rinnovabili utilizzate per la produzione elettrica e 2 milioni sono le rinnovabili utilizzate nei trasporti (biocarburanti e quota di elettricità da rinnovabili).

24,6%: quota di consumi energetici da fonti rinnovabili nell’Unione Europea nel 2023 (ultimo anno disponibile per il confronto europeo). La quota italiana (pari a 19,6%) è oggi inferiore sia alla media europea che a tutte le altre grandi economie europee, non solo di Germania (21,6%) e Francia (22,3%) ma soprattutto della Spagna (24,9%).