11 Maggio 2021

Continua il rialzo del prezzo del carbonio, servirà a centrare gli obiettivi climatici dell’UE?

Il mercato dei crediti di carbonio dell’Unione europea continua a macinare record su record. Dopo aver superato ad inizio della scorsa settimana i 50 euro la tonnellata (per la prima volta da quando nel 2005 il mercato ETS è stato creato) già a fine settimana ha superato quota 51 euro e l’inizio della nuova settimana sembra portare ulteriori rialzi.

Come avevamo già analizzato la scorsa estate, la quotazione della CO2 nel sistema europeo dell’ETS (Emission Trading Scheme) negli ultimi due anni è cresciuta stabilmente, accelerando la sua corsa proprio in questi ultimi mesi, in cui è raddoppiata (a novembre scorso era 24,9 euro la tonnellata). Le ragioni di questo aumento si devono ricercare in primo luogo nella maggiore ambizione climatica avviata da Bruxelles nell’ultimo anno e mezzo, con l’obiettivo di rivedere al rialzo i target di riduzione delle emissioni e, con essi, tutto il quadro di target e strumenti sui temi energia e clima, incluso lo stesso mercato del carbonio. In concomitanza, le quotazioni dell’ETS hanno continuato a salire grazie ad una maggiore domanda di permessi da parte degli investitori finanziari, tentati dall’impennata dei prezzi e dalla previsione, tra gli analisti, che questi aumenteranno ulteriormente nei prossimi anni tanto da poter toccare i 100 euro a tonnellata, per allinearsi ai nuovi e più stringenti obiettivi di taglio delle emissioni voluti dal Green Deal europeo.

È una buona notizia? Certamente sul fronte della neutralità climatica: emettere gas serra in Europa non è mai costato così tanto alle imprese, che così saranno spinte a investire in soluzioni anche avanzate in grado di ridurre in modo significativo le proprie emissioni, che è esattamente l’obiettivo che perseguono i sistemi di carbon pricing come l’ETS. Naturalmente adesso con prezzi così alti sarà ancora più necessario porre attenzione alle misure di salvaguardia della competitività delle imprese europee, a cominciare dalla introduzione del Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) che dovrebbe diventare operativo dal 2023 tassando il contenuto di CO2 dei prodotti importati così da proteggere il mercato interno da fenomeni di dumping climatico.

Fino al 2017, il prezzo dei permessi di carbonio è sempre stato molto basso, rappresentando uno scarso incentivo per le aziende a ridurre le proprie emissioni di carbonio e gli stessi mercati finanziari mostravano poco interesse. Tutto è cambiato quando la Market Stability Reserve (MSR), il meccanismo che consente a Bruxelles di trattenere eventuali eccedenze di permessi di carbonio e quindi creare pressioni al rialzo sul prezzo, è stata riformata nel febbraio 2018.

Attualmente, l’ETS interessa il 45% delle emissioni totali prodotte nel continente generate dalle industrie energivore, dalle centrali elettriche, da quelle termiche e dal settore dell’aviazione. Presto, come ha annunciato Ursula von der Leyen, il meccanismo potrebbe essere esteso anche ai trasporti e all’edilizia, dando così vita alla riforma più ampia e sostanziale che il mercato del carbonio europeo abbia intrapreso fino ad oggi.

La conferma è prevista entro l’estate, quando la proposta di revisione dell’ETS europeo sarà resa nota insieme agli altri provvedimenti del Pacchetto “Fit for 55%”, che ha il compito di aggiornare tutto il quadro degli obiettivi e degli strumenti clima ed energia al 2030 per allinearli al nuovo target di riduzione delle emissioni del 55% (rispetto al 1990).

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