14 Aprile 2026

Dipendenza da fossili: da CIRO il quadro aggiornato sulla transizione nelle Regioni

L’Italia della transizione climatica corre a velocità diverse. Il Nord guida l’efficienza industriale e il trasporto pubblico, il Sud registra le emissioni pro capite più basse, mentre il Centro — trainato dal Lazio — accelera sulle rinnovabili e sulla mobilità elettrica. È la fotografia che emerge dalla piattaforma aggiornata CIRO, Climate Indicators for Italian RegiOns,  il database realizzato in collaborazione con ISPRA che analizza 27 indicatori ambientali in otto aree tematiche per tutte le regioni italiane. 

 “Le Regioni possono agire da leva o da freno della transizione e della emancipazione dalla dipendenza dai combustibili fossili, dipendenza che espone a rischi crescenti non solo territori sempre più colpiti dalla crisi climatica ma imprese e famiglie da una volatilità dei prezzi sempre più preoccupante”, osserva Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. 

La piattaforma non è un semplice ranking: è uno strumento per leggere le traiettorie della decarbonizzazione, per capire quali territori stanno accelerando, in quali settori e dove restano le sfide più aperte. 

Un approccio che ISPRA, partner scientifico della piattaforma, considera centrale per il monitoraggio ambientale del Paese. Spiega la presidente Maria Alessandra Gallone: CIRO offre un quadro sintetico e accessibile del contributo delle regioni alla transizione ecologica ed energetica, attraverso indicatori chiave. In questo contesto, ISPRA, quale ente nazionale di riferimento per il supporto tecnico-scientifico alle politiche ambientali, svolge un ruolo centrale: produce e diffonde le informazioni ufficiali su clima ed emissioni e rilascia i dati per il loro monitoraggio, garantendo qualità, affidabilità e coerenza. La collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile conferma questo impegno. CIRO si configura così come un importante progetto per rafforzare la consapevolezza e promuovere la partecipazione attiva verso obiettivi comuni ed il suo aggiornamento rappresenta un passo significativo nel consolidamento della capacità del sistema Paese di monitorare, analizzare e condividere dati ambientali in modo sempre più efficiente e trasparente.” 

A partire da questo quadro, i dati della piattaforma CIRO consentono di analizzare nel dettaglio le performance regionali nei principali settori della transizione. 

Emissioni: Campania e Lazio livelli più bassi e la Liguria più virtuosa nel lungo periodo 

Sul fronte delle emissioni, Campania e Lazio presentano i valori pro capite più contenuti a livello nazionale — rispettivamente 3,4 e 5 tonnellate di gas serra per abitante, contro una media italiana di 6,7. Ma il dato più significativo sulle tendenze di lungo periodo riguarda la Liguria: ha ridotto le proprie emissioni pro capite del 65% rispetto al 1990, grazie alla progressiva uscita dal carbone dal mix energetico. La stessa Liguria guida anche la classifica degli assorbimenti forestali di gas serra in rapporto alla popolazione, seguita da Toscana e Umbria. 

Energia: l’Italia diventa “coal free”, phase-out in corso nelle regioni 

Le emissioni connesse ai consumi di energia rappresentano circa l’80% del totale nazionale. Sul versante dei consumi, Campania e Sicilia si collocano ai livelli più bassi — in parte grazie al clima più mite. Sul fronte del mix energetico, emerge un dato rilevante: già dal 2023 sono 14 le regioni italiane completamente prive di carbone nei propri consumi energetici, mentre nelle restanti il phase-out è in corso, a conferma di un percorso strutturale di uscita da questa fonte. 

Rinnovabili: crescita ancora lenta, il Lazio guida il 2025 

Le energie rinnovabili rappresentano uno degli ambiti in cui le Regioni possono incidere maggiormente sulla decarbonizzazione, anche grazie alle competenze autorizzative sulla realizzazione degli impianti. 

La Valle d’Aosta produce con fonti rinnovabili tutta l’energia che consuma, mentre Trentino-Alto Adige e Basilicata superano il 45%. 

Il dato più significativo sulle dinamiche in corso riguarda però il Lazio, che nel 2025 guida la classifica per nuovi impianti rinnovabili e avanzamento verso i target previsti dal decreto sulle aree idonee.  

Cresce anche il fenomeno delle Comunità energetiche rinnovabili (CER), con Veneto e Friuli-Venezia Giulia tra le regioni più attive nel 2024, avendone attivate rispettivamente 31 e 28. Accanto a queste dinamiche, il quadro resta tuttavia eterogeneo, con velocità di sviluppo ancora molto differenziate tra i territori. 

A livello nazionale, nel 2025 i dati raccontano che i nuovi impianti rinnovabili di generazione elettrica si sono fermati a 7,2 GW, in calo rispetto ai 7,5 GW dell’anno precedente.

La transizione energetica in Italia ancora stenta a decollare – osserva Edo Ronchi -. Gli eventi degli ultimi mesi ci ricordano che la transizione e le rinnovabili sono la chiave non solo per arrestare una crisi climatica che genera impatti economici crescenti, ma anche per migliorare la propria sicurezza energetica e stabilizzare i prezzi dell’energia. Questo vale anche a livello locale, a cominciare proprio dalle Regioni che possono agire da leva o da freno della transizione e della emancipazione dalla dipendenza dai combustibili fossili”. 

A conferma di queste dinamiche, la nuova edizione di CIRO introduce anche un indicatore dedicato ai progressi delle regioni nel conseguimento degli obiettivi sui nuovi impianti rinnovabili fissati dal Decreto Aree Idonee. “Nella nuova edizione del database abbiamo inserito un nuovo indicatore per misurare i progressi delle regioni nel conseguimento dei rispettivi obiettivi sui nuovi impianti rinnovabili fissati dal Decreto Aree Idonee. In media come Paese tra il 2021 e il 2025 abbiamo installato il 31% del target 2030 (80 GW di nuovi impianti in un decennio), quindi vuol dire che nei prossimi cinque anni dovremmo metterne a terra il 69% rimanente”, spiega Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate. “Ma il quadro a livello territoriale è estremamente variegato, con una sola regione, il Lazio, che al 31 dicembre 2025 ha già installato più della metà – per l’esattezza il 56% – dell’obiettivo complessivo 2021-2030, mentre chiude la classifica la Valle d’Aosta, regione storicamente virtuosa proprio sulle rinnovabili, ma che negli ultimi cinque anni ha installato appena l’11% di tutto il contingente assegnatogli al 2030”. 

Edifici: Sud con emissioni più basse, Nord leader nell’efficienza energetica 

Il settore degli edifici, il più energivoro in Italia e secondo per emissioni di gas serra, mostra dinamiche differenti tra i territori. Sicilia, Sardegna e più in generale le regioni del Sud si distinguono per basse emissioni pro capite e l’elevata quota di consumi elettrici, anche grazie a condizioni climatiche più miti, che riducono maggiormente il fabbisogno di riscaldamento. Per quanto riguarda le prestazioni energetiche degli edifici, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta registrano le quote più alte di edifici in classe A. 

Industria: meno emissioni, Marche e Lombardia tra i sistemi più efficienti 

L’industria rappresenta il primo settore per emissioni di gas serra in Italia, ma è anche quello che negli ultimi anni le ha ridotte maggiormente, a conferma di un percorso di efficientamento dei processi produttivi e di decarbonizzazione della produzione elettrica nazionale. Performance migliori emergono per le Marche e la Lombardia, che in rapporto al valore aggiunto riescono a mantenere livelli sia di emissioni sia di consumi energetici più contenuti, accompagnati da un alto tasso di consumi elettrici. 

Trasporti: Piemonte guida il trasporto pubblico, il Lazio guida l’elettrico 

Il settore dei trasporti resta tra i più difficili da decarbonizzare, soprattutto in un Paese come l’Italia caratterizzato da un’altissima dipendenza dall’utilizzo dell’auto privata e da uno sviluppo ancora limitato della mobilità elettrica. Tra le regioni spicca il Piemonte, che combina basse emissioni pro capite con un elevato utilizzo del trasporto pubblico locale. Sul fronte dell’elettrificazione, il Lazio si conferma nel 2024 la regione con la più alta quota di auto elettriche nelle nuove immatricolazioni (pari al 5,4%, contro una media nazionale del 4,2%), ma il trend evidenzia una diffusione ancora contenuta su scala nazionale. 

Agricoltura: la Calabria sorprende con il 36% di biologico 

L’agricoltura è strategica per il Paese, a cui possono contribuire pratiche agricole virtuose e una migliore gestione degli allevamenti. La Calabria è una delle regioni con le performance migliori in questo settore, con emissioni pro capite particolarmente basse e una quota di agricoltura biologica pari al 36%, ben al di sopra della media nazionale del 20%, insieme a un ridotto utilizzo di fertilizzanti. Anche le Marche e la Puglia si distinguono positivamente su più indicatori, incluso il rapporto tra il numero di capi bovini allevati e il numero di abitanti. 

Vulnerabilità: Basilicata e Molise meno esposte alle alluvioni 

La crisi climatica espone i territori a livelli di rischi che variano in funzione di fattori strutturali, quali la densità abitativa, il consumo di suolo, la presenza di corpi idrici e la morfologia del territorio. In questo quadro Basilicata e Molise sono le regioni che, in riferimento all’indicatore che misura quanta popolazione residente si trova in aree a medio ed elevato rischio di alluvione, risultano essere tra le meno esposte, anche grazie a un tasso di consumo di suolo fra i più bassi del Paese. L’Abruzzo è la regione che nel 2024 ha registrato il più basso numero di eventi meteoclimatici estremi in rapporto alla superficie. All’estremo opposto, gli eventi meteoclimatici estremi si concentrano soprattutto nelle regioni del Nord, con Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Veneto tra i territori più colpiti. 

La piattaforma CIRO è consultabile online: https://italyforclimate.org/ciro-database-regioni-clima/ 

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