6 Maggio 2020

IEA, -8% le emissioni di CO2 nel 2020, ma senza una Green recovery non è una buona notizia

Una revisione delle stime per la domanda di energia e le relative emissioni di CO2 per il 2020 e anche una analisi sugli impatti della pandemia da coronavirus che sta portando il mondo verso la recessione economica più grave della storia contemporanea, è contenuta nel il Global Energy Review 2020, pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA).

Per i primi tre mesi del 2020, la IEA stima una riduzione della domanda energetica del 3,8% su scala globale. In termini di emissioni di CO2 la riduzione ha superato il 5%, grazie al fatto che il crollo nella domanda energetica ha riguardato in particolare le fonti a maggiore intensità di carbonio, in primis il carbone (-8%), a causa della minore domanda elettrica, del crollo dei prezzi del gas e di temperature invernali più miti. L’impatto sulle emissioni globali è stato dato anche dalla minore domanda di prodotti petroliferi, anch’essa duramente colpita (-5%) a causa delle forti restrizioni sulla mobilità. Le riduzioni nella domanda di energia nucleare e di gas naturale sono state invece più contenute e influenzate principalmente dalla contrazione dei consumi elettrici.

L’analisi del primo trimestre tiene conto solo parzialmente degli effetti delle restrizioni economiche, che, ad eccezione della Cina, sono iniziate soprattutto nel mese di marzo. Isolando l’analisi al solo periodo di lockdown, la IEA stima una riduzione della domanda energetica – e delle connesse emissioni di CO2 – che va dal 10% nel caso di restrizioni più limitate (come quelle sperimentate da Corea del Sud e Giappone) al 30% e oltre per i Paesi che hanno messo in campo un full lockdown, come l’Italia o l’India. L’analisi della IEA conferma dunque quanto stimato nelle scorse settimane da Italy for Climate, secondo cui in un periodo di lockdown a regime le emissioni di CO2 connesse ai consumi energetici si sono ridotte in Italia di circa il 35% rispetto ad un periodo di normale attività economica.

Oltre all’analisi a consuntivo del primo trimestre, il report dell’Agenzia presenta una stima delle emissioni di CO2 e della domanda di energia per l’intero anno 2020, tenuto conto dell’evoluzione della crisi sanitaria, delle stime sul PIL presentate dal Fondo Monetario Internazionale e delle misure di ripresa economica che saranno messe in campo. Considerando uno scenario intermedio, la IEA stima per il 2020 una riduzione della domanda di energia del 6% rispetto al 2019: si tratta di un impatto 7 volte superiore a quello della crisi finanziaria del 2008-2009 e, in termini assoluti, di un crollo mai registrato nella storia. Di conseguenza, le emissioni di CO2 si ridurranno dell’8%, ovvero di 2,6 miliardi di tonnellate di CO2 (GtCO2) rispetto al 2019, contro un taglio di solo 0,4 GtCO2 nel 2009. In pratica nel 2020 registreremo in un solo anno il doppio delle riduzioni di CO2 che abbiamo conseguito nelle diverse crisi economiche dal secondo dopoguerra a oggi. Analogamente a quanto accaduto nel primo trimestre, a contribuire al taglio della CO2 energetica sarà il carbone (- 1,1 GtCO2), seguito dal petrolio (-1 GtCO2) e dal gas naturale (-0,4 GtCO2). Infatti secondo la IEA, la domanda di carbone crollerà dell’8%, quella di petrolio del 9% e quella di gas del 5%, con gas e carbone fortemente influenzati dalla minore domanda elettrica globale (-5%).

Le rinnovabili, soprattutto quelle per la generazione elettrica, saranno l’unica fonte energetica a registrare un segno positivo nella domanda stimata per il 2020. La IEA indica infatti una crescita dell’1%, un tasso inferiore a quanto previsto prima della pandemia ma in ogni caso positivo, per la combinazione di una serie di fattori: da un lato, l’aumento degli impianti eolici e fotovoltaici installati nel 2019 e in parte anche nel 2020, dall’altro i minori costi operativi degli impianti e la priorità di dispacciamento nella rete elettrica, che consentono alle rinnovabili di resistere agli shock della domanda elettrica. Qualora la ripresa economica fosse caratterizzata da importanti investimenti nel settore, le rinnovabili potrebbero crescere ancora di più, ma anche in assenza di politiche di sostegno decisive, resterebbero comunque l’unica fonte energetica in crescita e dunque in grado di resistere alla recessione del 2020.

Il documento dell’Agenzia si conclude con alcune considerazioni in merito ai pacchetti di stimolo per la ripresa, che potrebbero influenzare le stime per il 2020 ma anche, e soprattutto, le prospettive per i mesi a seguire. La IEA infatti è stata una delle prime a lanciare l’allarme sul rischio di rimbalzo delle emissioni di CO2 generato da una ripresa economica senza condizioni. Non possiamo permetterci di ripetere ciò che è accaduto nel 2010, in concomitanza con la ripresa dalla crisi finanziaria globale, anno in cui le emissioni di CO2 hanno segnato il più alto tasso di crescita annuo mai registrato. Il settore energetico appare uno dei più colpiti dalla attuale crisi economica, sia per i forti shock generati dalla contrazione dei consumi che per i rilevanti impatti sul prezzo dei combustibili fossili, crollato soprattutto per il petrolio ma anche per il gas. I finanziamenti pubblici giocheranno un ruolo cruciale per la ripresa del settore energetico orientandone gli investimenti ed è per questo che i pacchetti di stimolo rappresentano oggi un’opportunità chiave per accelerare la transizione energetica. Se le stime per il 2020 saranno confermate e soprattutto se saremo in grado di mettere in campo una green recovery, il mondo potrebbe aver raggiunto il picco delle emissioni di CO2 nel 2019, senz’altro un’ottima notizia per il raggiungimento degli obiettivi climatici.

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