12 Settembre 2022

L’Italia a zero emissioni avrà molti più investimenti e posti di lavoro

Accelerare la transizione energetica e il raggiungimento di un’economia a emissioni zero entro il 2050 consentiranno maggiori opportunità di creazione di valore, investimenti e posti di lavoro, oltre al rafforzamento dell’indipendenza e della sicurezza energetica del continente europeo. È quanto è emerso dallo studio Net Zero E-conomy 2050 realizzato da Fondazione Enel e The European House – Ambrosetti in collaborazione con Enel e presentando nei giorni scorsi nell’ambito del Forum di The European House – Ambrosetti.

La fornitura energetica e la dipendenza dagli altri paesi sono due temi centrali nel dibattito internazionale alla luce della situazione che viviamo ormai da mesi, con il conflitto in Ucraina e il costante aumento del costo del gas.

Lo studio si concentra su Italia e Spagna, confermando innanzitutto che non stiamo ancora procedendo a un ritmo sufficientemente elevato nel percorso verso la transizione energetica. In particolare, lo studio ha voluto confrontare gli effetti per l’economia di uno scenario “Net Zero”, sostanzialmente in linea con il percorso verso la neutralità climatica tracciato dall’UE, e di uno scenario “Low Ambition”, in cui le politiche di transizione energetica non saranno accelerate.

I risultati evidenziano come investire risorse per raggiungere le emissioni zero entro il 2050 non solo ci porterebbe più velocemente verso un futuro pulito, sostenibile e sicuro dal punto di vista energetico, ma garantirebbe un utilizzo più efficiente delle risorse economiche, creerebbe più posti di lavoro e porterebbe risparmi più significativi rispetto al perseguimento di un percorso meno ambizioso dal punto di vista dell’azione climatica. Per ogni Euro speso per raggiungere le emissioni zero entro il 2050 si genererebbero infatti nel nostro Paese 1,64 Euro di Pil.

The Net-Zero E-conomy 2050 (2022)

Infatti, lo scenario Net Zero è associato a benefici rilevanti entro il 2050, in termini di Valore Aggiunto (+328 miliardi di Euro), di occupazione (+2,6 milioni di posti di lavoro), di riduzione dell’inquinamento (-614 miliardi di Euro di costi connessi alla salute e alla produttività), di risparmio sulle spese per combustibili fossili (-1.914 miliardi di Euro), di intensità dell’utilizzo di gas (-94% nell’indice di intensità di gas sul PIL) e di dipendenza energetica (-73,5 p.p).

Sommando tutti questi benfici, in Italia lo scenario più ambizioso per il clima permetterà di risparmiare quasi 600 miliardi di costi per l’economia rispetto ad uno scenario Low Ambition. Il decennio 2031-2040 sarà quello che richiederà i maggiori investimenti e i trasporti il settore dove se ne concentreranno circa il 60-70% del totale.

The Net-Zero E-conomy 2050 (2022)

L’impatto degli investimenti nei due scenari è stato calcolato su quattro dimensioni: impatto economico e sociale; riduzione dell’inquinamento; risparmio sulle spese per i combustibili fossili; sicurezza e indipendenza energetica.

Per quanto gli impatti economici, gli investimenti nello scenario Net Zero produrranno un impatto migliore e più efficiente sull’economia nazionale. Infatti, il rapporto PIL/investimenti è migliore rispetto allo scenario Low Ambition (1,64 vs. 1,59). Ciò significa che lo scenario Net Zero non solo richiederà meno risorse rispetto a quello Low Ambition ma, per ogni Euro investito, genererà anche maggiore crescita economica (0,05 Euro in più).

Anche sul fronte degli impatti sociali, soprattutto in termini di occupazione, i benefici saranno rilevanti: nello scenario Net Zero in Italia è previsto un aumento netto di circa 2,6 milioni di posti di lavoro: significa che anche considerato la perdita di occupazione nei settori legati ai combustibili fossili, il saldo occupazionale sarà in ogni caso positivo.  

Ma anche sul sistema energetico lo scenario Net Zero comporterà maggiori benefici, calcolati in questi studio in termini di intensità di gas sul PIL (quanto consumo, e dunque import, di gas è necessario per produrre una unità di PIL) e di dipendenza energetica. Una maggiore ambizione climatica consentirebbe una significativa riduzione dell’intensità di gas sul PIL, arrivando a 1,9 tep (tonnellata equivalente di petrolio) per milione di Euro di PIL nel 2050 (contro i 34,9 del 2020 e gli 8,3 dello scenario Low Ambition). Mentre la dipendenza energetica, grazie al minore consumo di combustibili fossili, arriverebbe a ridursi addirittura di 72,5 punti percentuali, arrivando praticamente ad azzerarsi entro la metà del secolo.

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