5 Settembre 2023

L’Italia è il Paese europeo con il più grave stress idrico

L’indice di stress idrico è l’indicatore con cui si misura se un territorio sta utilizzando troppa acqua, rispetto a quella di cui dispone. Secondo gli studiosi, i prelievi di acqua in un Paese non dovrebbero superare il 20% della quantità disponibile sul territorio: andare oltre questa soglia significa trovarsi in una condizione di stress della risorsa perché si sta consumando troppa acqua. Non bisogna dimenticare, infatti, che la risorsa idrica disponibile su un territorio deve alimentare non solo i prelievi umani (come quello per uso potabile o irriguo), ma anche il funzionamento di tutti gli ecosistemi che compongono quel territorio. 

Tenendo conto di tutte le incertezze in termini di analisi e disponibilità di dati, sappiamo che oggi le attività antropiche nel nostro Paese consumano circa il 30% della risorsa disponibile in un anno, facendo dell’Italia il Paese europeo con il più alto livello di stress idrico. Come abbiamo raccontato nel nostro Special Report, esistono delle differenze a livello territoriale, esacerbate dalla diversa distribuzione delle precipitazioni durante l’anno o dai livelli di prelievi: il centro-sud e delle isole, secondo l’analisi del World Resources Institute, superano l’80% di stress idrico come media annua, mentre al nord la media si attesta prevalentemente tra il 10% e il 40%. Rilevanti sono anche le differenze stagionali: nei mesi estivi quasi tutta l’Italia supera il 40% di stress idrico (e in buona parte anche l’80%), mentre durante la stagione autunnale i valori scendono lentamente fino a toccare i minimi tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, dove per alcuni mesi buona parte dell’Italia si trova al di sotto del 40%   

L’Italia dunque è fra i primi Paesi in Europa per maggiore disponibilità di acqua ma è anche quello che ne consuma di più: è questo che ci rende il Paese con il più alto stress idrico e che dovrebbe preoccuparci quando ci interroghiamo sui nostri prelievi di acqua. Questo a maggior ragione in presenza di un cambiamento climatico che influisce e continuerà ad influire in futuro sulla risorsa idrica: negli ultimi decenni in Italia, secondo l’ISPRA, abbiamo già ridotto di circa il 20% la nostra disponibilità di acqua e se non riusciremo a tagliare drasticamente le emissioni di gas serra, a fine secolo potremmo avere un ulteriore 40% in meno della risorsa. 

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