Nessuna green recovery: nel 2021 nuovo record di emissioni mondiali CO2

Nessuna green recovery: nel 2021 nuovo record di emissioni mondiali CO2

Nel 2021 le emissioni mondiali di CO2 sono risultate in forte crescita: +6% rispetto all’anno della pandemia e + 2 miliardi di tonnellate di CO2, l’aumento più alto mai registrato negli ultimi 120 anni.

A confermarlo è l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nella sua recente stima sull’andamento delle emissioni di CO2 da usi energetici, che costituiscono oltre il 70% delle emissioni complessive di gas serra (e che sono anche la voce di emissioni che può essere stimata più rapidamente ed accuratamente).

Il crollo delle emissioni di gas serra nel 2020 è dunque solo un lontano ricordo e gli auspici per una ripresa economica più sostenibile (e compatibile con la crisi climatica) per ora sono stati disattesi. Era prevedibile che con una auspicata ripartenza del Pil mondiale le emissioni sarebbero tornate a crescere, ma per rimanere in rotta con gli obiettivi climatici avremmo dovuto limitare la crescita delle emissioni ben al di sotto dei livelli pre-pandemia. Questo avrebbe consegnato alla storia il 2019 come “peak year”, ovvero come anno con i più alti livelli di emissioni di gas serra.

Ma purtroppo così non è stato: se nel 2020 le emissioni da usi energetici erano calate di circa 1,9 miliardi di tonnellate di CO2 (il crollo più forte mai registrato), nel 2021 sono cresciute di quasi 2,1 miliardi di tonnellate, superando i livelli 2019 e portando il mondo ad un livello di emissioni pari a 36,3 miliardi di tonnellate di CO2, il più alto mai registrato nella storia.

A cosa è dovuto questo “rebound”, ovvero questa inversione di tendenza così repentina? La crescita delle emissioni nel 2021 è stata trainata innanzitutto dalla Cina, responsabile da sola di un terzo di tutto l’aumento, e in particolare dal suo massiccio ricorso al carbone per produrre elettricità. La ripresa economica della Cina è stata, infatti, particolarmente intensiva dal punto di vista energetico e ha generato una crescita della domanda annua di energia mai registrata prima dal Paese.

Ma non è solo la Cina ad aver impiegato più carbone: il combustibile fossile più inquinante al mondo ha registrato una ripresa più o meno in tutte le economie, anche a causa dell’aumento dei prezzi del gas, che hanno cominciato a crescere a ritmi vertiginosi soprattutto nella seconda metà dell’anno e hanno reso di nuovo competitiva la generazione elettrica alimentata a carbone.

Ma, nonostante lo shock dei prezzi che ha colpito i mercati, nel 2021 anche i consumi globali di gas sono tornati ai livelli pre-pandemia. Quelli di petrolio, invece, restano ancora ancora significativamente più bassi: nel 2021 il trasporto mondiale ancora non si è ripreso dallo shock della pandemia e ha recuperato circa la metà dei consumi persi nel 2020.

Secondo la IEA, le emissioni di CO2 sono cresciute in tutte le maggiori economie, compresa l’Italia, ma nella maggior parte dei casi non sono ancora tornate ai livelli pre-pandemia (fanno eccezione l’India e, appunto, la Cina), anche grazie ai programmi di recovery di alcune economie avanzate (fra cui l’Europa), che sono riuscite a contenere almeno in minima parte la crescita delle emissioni.

Ma siamo molto lontani dalla “green recovery” che la stessa IEA auspicava nei primi momenti della pandemia. Gli interventi che metteremo in campo nel prossimo biennio sono cruciali, per garantire che il rimbalzo record delle emissioni nel 2021 è stato solo un incidente di percorso e rimetterci in rotta, ben prima del 2025, con gli obiettivi climatici.