22 Dicembre 2022

Che anno è stato il 2022? Il racconto di Italy for Climate

Editoriale di Andrea Barbabella
2022 anno Climate

Foto di Tumisu da Pixabay

L’anno che sta volgendo al termine verrà certamente ricordato per la guerra che ha imperversato – e imperversa ancora – nel cuore dell’Europa. Ma è stato anche l’anno della crisi dei prezzi dell’energia, senza precedenti nella storia recente, e dell’acuirsi della crisi climatica, che forse mai come in questi ultimi mesi ci ha mostrato i rischi degli impatti del riscaldamento globale. La sfida del 2022 è quella di riuscire a fronteggiare contemporaneamente e in modo efficace queste molteplici crisi, guardando sia al breve che al medio e lungo termine. Con Italy for Climate abbiamo cercato di raccontare i principali avvenimenti di quest’anno e, in particolare, di analizzarne gli effetti sulla transizione energetica e sulla lotta al cambiamento climatico. Vediamone alcuni.

La folle corsa dei prezzi dell’energia

L’aumento dei prezzi di gas ed elettricità ha portato il tema dell’energia al centro del dibattito nazionale. Molti hanno ricondotto in modo diretto questo fenomeno al conflitto in Ucraina. In realtà la guerra si è inserita in corsa, per così dire, su una dinamica che era già in atto da mesi. Quasi per ironia della sorte, il 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa, avevamo organizzato uno Stakeholder forum sul clima che aveva all’ordine del giorno proprio l’aumento dei prezzi dell’energia.

Nel report sui 10 key trend sul clima in Italia, avevamo mostrato come i prezzi all’ingrosso del gas, che avevano toccato minimi storici durante la pandemia, a partire dall’estate del 2021 avessero cominciato a salire in modo anomalo, passando da circa 20 centesimi di euro per m3 ad oltre 1,20 euro a dicembre dello stesso anno. Tra le cause di questo andamento, oggetto di discussione del forum, c’era certamente la ripresa dei consumi nel post pandemia, probabilmente più rapida di quanto fosse stato previsto da Governi ed operatori del settore, ma anche un meccanismo di formazione dei prezzi, legato al mercato spot del gas naturale liquefatto, troppo volatile e a rischio di speculazioni. A sua volta, il meccanismo di funzionamento del mercato dell’energia elettrica ha fatto si che il gas si tirasse dietro anche il prezzo dell’energia elettrica che, sempre nel corso del 2021, è passato sul mercato all’ingrosso da 60 euro per MWh di inizio anno a oltre 280 euro di dicembre. In questo quadro, le fonti rinnovabili sono diventate ancora più competitive, con eolico e fotovoltaico, in particolare, che in Europa sono arrivate a produrre a circa 50-55 euro per MWh, ossia molto meno della metà di gas e carbone già prima dell’impennata dei prezzi del 2021. E, nonostante questo, si è assistito in Italia a un tentativo di rilancio del nucleare in nome di presunti vantaggi economici, dimenticando forse che sempre in Europa un MWh prodotto con questa tecnologia costa in media 150 euro.

Gli alti rischi della eccessiva dipendenza fossile

La crisi dei prezzi dell’energia, a cui si sono aggiunti in seguito anche i problemi di approvvigionamento di gas dalla Russia legati al conflitto che hanno portato a nuovi record durante l’estate 2022, ha riportato in auge il tema della dipendenza energetica dall’estero. Su questo tema avevamo pubblicato a inizio marzo un dossier – Da dove viene la nostra energia? – nel quale si ricordava, tra le altre cose, come l’Italia tra le grandi economie europee fosse una delle più esposte, con ben il 77% del fabbisogno di energia soddisfatto da import. Ma, soprattutto, avevamo osservato due cose: che gli unici progressi registrati negli ultimi trent’anni risalivano proprio al 2008-2014, periodo in cui la produzione di elettricità da fonti rinnovabili raddoppiò (da circa 50 a oltre 100 TWh all’anno) contribuendo a tagliare la dipendenza energetica di quasi 10 punti percentuali; che il conseguimento degli obiettivi climatici europei al 2030 e il rispetto dell’impegno sottoscritto con l’Accordo di Parigi, avrebbe fatto scendere quota del fabbisogno energetico soddisfatta con l’import la “soglia psicologica” del 50%, grazie proprio ad efficienza energetica e, soprattutto, fonti rinnovabili.

La crisi climatica non si ferma

Il 2022 è stato anche l’anno in cui gli effetti del cambiamento climatico sono stati forse più evidenti, anche a causa del susseguirsi quasi continuo di eventi nefasti. L’anno era cominciato con l’appello dell’Unep, l’Agenzia ambientale dell’ONU, che aveva avvertito che in assenza di forti e incisive misure di contrasto al cambiamento climatico, gli incendi estremi sarebbero aumentati fino al 50% nel secolo in corso. La foto dell’anno che meglio testimonia la crisi climatica in corso è certamente quella delle inondazioni che hanno colpito il Pakistan, causando oltre mille vittime, miliardi di danni e lasciando senza casa oltre 30 milioni di persone. Ma non serve andare lontano per vedere gli effetti del riscaldamento globale. Nell’anno della peggiore siccità che ha colpito l’Europa negli ultimi 500 anni, il settore agricolo è stato tra i più colpiti: Coldiretti ha stimato per l’Italia una perdita della produzione complessiva del 10%, con punte del 30% per riso e frumento e addirittura del 45% per mais e foraggi. Sempre a inizio anno, l’Istat ha ricordato come la crescita delle temperature nelle città italiane sia stata molto più alta della media nazionale, con aumenti dell’ordine dei +2°C rispetto alla media 1971-2000, come quelli registrati a Roma o a Milano. Poi una serie di eventi eccezionali, che non potremo dimenticare, ha catturato l’attenzione pubblica, come il crollo nel ghiacciaio della Marmolada o la tragica inondazione che ha colpito le Marche, commentando la quale Edo Ronchi ha ricordato con chiarezza le responsabilità della politica: “Nonostante le dichiarazioni di interesse e di impegno, (la politica) non inserisce la crisi  climatica fra le effettiva priorità dell’agenda politica, avanza proposte di misure non particolarmente incisive e, soprattutto, le sostiene con scarsa convinzione e con poco impegno, perdendole per strada, in mezzo a tanti altri obiettivi e impegni, sempre più urgenti”.

Rispondere alle crisi accelerando sulla via della transizione

La crisi dei prezzi energetici e dell’approvvigionamento di gas dalla Russia ha reso evidenti una volta per tutte i rischi di un sistema energetico insostenibile, basato su combustibili fossili e import dall’estero. Eppure, almeno in una prima fase, c’era chi affermava che per contrastare la crisi in corso fosse necessario derogare agli impegni ambientali e climatici presi, come se questi fossero il problema e non una possibile soluzione. Poi nel mese di maggio la Commissione europea, presentando il piano REPowerEU elaborato proprio per rispondere alla crisi in corso, ha mandato un segnale chiaro: bisognava accelerare sulla transizione energetica, a cominciare proprio da rinnovabili ed efficienza energetica, di cui si proponeva di rivedere al rialzo gli obiettivi 2030 ancora in discussione nell’ambito del processo di approvazione del pacchetto Fit for 55.

In linea con questo approccio, durante la Conferenza nazionale sul clima di luglio, Italy for Climate aveva presentato tre proposte per affrontare insieme crisi energetica e crisi climatica, che avrebbero da qui al 2025 consentito di mitigare gli impatti sulla bolletta di famiglie e imprese e ridurre in modo consistente l’importazione di gas fossile: dare attuazione alla proposta di Elettricità Futura, condivisa con il Governo allora in carica, realizzando 85 GW di nuove rinnovabili elettriche da qui al 2030; ripensare il Superbonus del 110% per riqualificare 1 milione di abitazioni ogni anno rendendole “zero carbon. Ready” attraverso l’elettrificazione; lanciare la campagna “Playing my part” per promuovere alcuni semplici gesti quotidiani in grado di ridurre anche in modo significativo consumi di energia ed emissioni. Pochi giorni dopo Draghi saliva al Quirinale per consegnare le sue dimissioni, ma queste proposte sono attuali ancora oggi per il Governo Meloni. Come rimane di assoluta attualità la necessità di coinvolgere maggiormente città e territori, anche attraverso una ripartizione degli obiettivi dalla scala nazionale a quella regionale, come abbiamo voluto ribadire presentando in occasione del Festival di Green&Blue la seconda edizione del Ranking delle regioni per il clima.

2022 e gli effetti delle crisi: transizione giù o transizione su?

Questa, per chi segue le politiche del clima e dell’energia, è forse la domanda più importante a cui cercare di rispondere. Purtroppo fare un bilancio non è semplice, perché abbiamo segnali di segno diverso che non è possibile sommare tra di loro. Indubbiamente è cresciuta l’attenzione verso questi temi, e questo è un buon segno, anche se non sempre sono stati trattati in modo adeguato dal mondo dei media e la loro comunicazione è risultata in alcuni casi fuorviante. Per l’Italia il 2022 è stato l’anno in cui le rinnovabili elettriche sono tornate a crescere: rispetto alla media di 1 GW/anno di nuova potenza installata che ha caratterizzato gli ultimi anni, nel 2022 questo valore è all’incirca triplicato, grazie alla spinta data dai meccanismi delle aste e da alcuni interventi di semplificazione burocratica, oltre che ovviamente da un contesto di prezzi estremamente favorevole alle rinnovabili. Tuttavia siamo ancora troppo lontani da quello che dovrebbe essere il passo per centrare gli obiettivi al 2030, di almeno 10 GW/anno. Guardando alle emissioni di gas serra, l’accelerazione nella installazione di rinnovabili elettriche è stato più compensato dall’aumento della produzione da combustibili fossili, a cominciare dal carbone: tutto questo ci porterà a chiudere l’anno in corso, complice anche l’ennesimo forte calo dell’idroelettrico, con emissioni molto probabilmente in crescita rispetto al 2021, nonostante l’impatto dei prezzi dell’energia. Anche guardando al dato europeo, la risposta alla crisi in corso si è tradotta si in una forte crescita delle rinnovabili ma anche del carbone, che ha compensato la stagnazione del gas e la riduzione dell’idroelettrico e del nucleare francese. Ma anche in questo caso, il bilancio sulle emissioni di gas serra a consuntivo molto probabilmente non sarà positivo.

Tuttavia qualcosa si è mosso, anche se non abbastanza, e questo ce lo conferma l’analisi del contesto internazionale. Nell’ultima edizione del World Energy Outlook dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, per la prima volta lo scenario che possiamo definire a politiche correnti prevede che nel 2025 si raggiungerà il picco delle emissioni mondiali di CO2, che inizieranno finalmente a scendere. Purtroppo lo faranno troppo tardi e troppo lentamente e il risultato sarà un mondo più caldo di 2,5 °C a fine secolo, invece che di 1.5 °C. Anche in questo caso, per allineare le emissioni agli obiettivi di decarbonizzazione, dovremmo moltiplicare gli sforzi, a cominciare dagli investimenti nelle energie pulite che, secondo la stessa Agenzia, dovrebbero almeno triplicare, arrivando a 4 mld$ all’anno. Insomma alcuni progressi si, ma ancora insufficienti.  È anche il messaggio che abbiamo tratto dalla COP27 di Sharm El Sheik, in cui si saluta come una vittoria l’inserimento del c.d. loss and damage per il diritto al risarcimento dei Paesi poveri più colpiti dagli impatti della crisi climatica, ma non si fanno passi in avanti sul tema degli accordi per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Un proposito per il nuovo anno: contrastare i falsi miti che frenano la transizione

L’anno che sta per chiudersi ci ha lasciato anche una nuova convinzione: che la transizione energetica in Italia, prima ancora che dalla mancanza di norme, dall’eccesso di burocrazia o di sistemi di incentivazione efficaci, sia ostacolata da una serie di pregiudizi, che abbiamo chiamato falsi miti, fondati su informazioni errate o semplicemente non più aggiornate, che sono molto radicati non solo tra comuni cittadini, ma anche tra decisori politici, imprenditori e addetti della comunicazione. Proprio la grande esposizione dei temi energetici nel dibattito pubblico sui media nell’ultimo anno ha reso particolarmente evidente la presenza di questi pregiudizi. Per questo abbiamo lanciato una piattaforma per contrastare in primis i falsi miti che frenano la crescita delle rinnovabili in Italia e questo tema sarà al centro dei nostri buoni propositi per il nuovo anno.

Un caro augurio a tutti!

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