11 Dicembre 2023

Decarbonizzare la filiera dell’alluminio – Stakeholder Forum I4C

Lunedì 27 novembre si è svolto l’incontro dello Stakeholder Forum sul Clima di Italy for Climate sul tema della decarbonizzazione dell’alluminio, il secondo di una serie di appuntamenti dedicati al PNIEC e in particolare all’industria, realizzati in collaborazione con il CONAI.  

Questi incontri hanno come focus le prospettive di decarbonizzazione di alcune filiere delle materie prime e rappresentano importanti occasioni di confronto tra associazioni di categoria, imprese del settore ed esperti sui possibili scenari a partire dallo stato dell’arte della filiera. 

L’introduzione all’incontro è stata curata da Italy for Climate e ha offerto un quadro aggiornato sul settore dell’alluminio a livello globale, europeo e nazionale.  

L’alluminio è un cd. metallo non ferroso e sta vivendo una forte espansione a livello globale, trainata soprattutto dalla domanda della Cina (che oggi copre il 60% della domanda di questo materiale). È un materiale tendenzialmente leggero ma ha un impatto specifico molto rilevante in termini di emissioni: per produrre una tonnellata di alluminio vergine si generano circa 17 tonnellate di CO2 (fino a 7 volte di più di una tonnellata di acciaio). Il processo produttivo primario dell’alluminio (cioè del materiale vergine) è molto impattante, sia per la parte di approvvigionamento della materia prima (chiamata bauxite) che per gli alti consumi elettrici necessari nel processo di trasformazione (che si basa sull’elettrolisi). Le emissioni di una tonnellata di alluminio, quindi, variano molto da Paese a Paese, in funzione del mix di fonti della generazione elettrica.  

Ma non esiste solo l’alluminio primario: oggi nel mondo già il 30% della produzione avviene con processo secondario, cioè a partire dagli scarti. Quello da riciclo è un processo produttivo enormemente più efficiente, dal punto di vista dell’impiego di risorse e di energia, e per questo nel caso dell’alluminio è in grado di abbattere fino al 90% delle emissioni, rispetto alla produzione primaria. Aumentare la quota di alluminio da riciclo è, infatti, una delle leve più importanti con cui abbattere l’impatto del settore, insieme alla decarbonizzazione del mix elettrico (per la parte di produzione primaria di cui, comunque, continueremo ad avere bisogno anche nei prossimi decenni). 

In questo contesto, l’Italia è già leader in Europa nella decarbonizzazione dell’alluminio: siamo oggi il primo produttore europeo di alluminio da riciclo e dal 2013 abbiamo abbandonato il processo primario. Questo ci ha permesso di ridurre le emissioni del settore del 60% dal 1990 ad oggi. Questa scelta di mercato è stata spinta da due fattori: in primo luogo, la mancanza di materia prima e dunque la necessità di valorizzare gli scarti (abbiamo cominciato a farlo con l’alluminio fin dal secondo dopoguerra); in secondo luogo, gli alti costi dell’energia elettrica che hanno spinto la filiera produttiva verso un processo produttivo molto meno energivoro – quello da riciclo. 

Andrea Barbabella – Decarbonizzare l’industria e le filiere delle  materie prime: alluminio | LINK ALLA PRESENTAZIONE 

Il dibattito ha coinvolto alcuni ospiti esperti del settore, fra cui Orazio Zoccolan (Direttore Generale di Assomet), Danilo Amigoni (Presidente di Centroal), Jordan Foglieni (Amministratore Delegato di Stemin SPA), Giuseppina Carnimeo (Direttrice generale di Cial), Stefano Stellini (Direttore Relazioni esterne di Cial) e si è concentrato sulle prospettive di decarbonizzazione del settore in Italia, sulle sfide per migliorare ed estendere l’impiego dell’alluminio riciclato, sulla eventuale necessità di un ciclo di produzione primario e decarbonizzato. In particolare, alcuni degli spunti emersi durante il dibattito hanno riguardato:  

  • l’urgenza di tutelare e promuovere la filiera nazionale ed europea del riciclo, migliorando la tracciabilità della filiera, garantendo una adeguata disponibilità e qualità del rottame, aumentando il tasso di riciclo e contrastando i fenomeni di fuga del rottame: ad oggi si stima che l’UE esporti circa 1 milione di tonnellate di rottame di alluminio e questo trend non è compatibile con gli obiettivi di decarbonizzazione del settore; 
  • la necessità di maggiore integrazione fra domanda e offerta di alluminio riciclato: secondo gli esperti, in diversi casi i limiti alla diffusione dei prodotti con un’alta quota di alluminio riciclato non sono da ricondurre a limiti tecnologici, bensì a volumi di richiesta insufficienti a generare una filiera produttiva dedicata, perché spesso manca nei consumatori e nelle imprese una adeguata consapevolezza sul valore dell’ecodesign e del materiale riciclato; 
  • l’importanza di tutelare il mantenimento in Europa di una filiera di produzione primaria dell’alluminio vergine perché anche per l’alluminio non è immaginabile poter produrre solo con processo da riciclo per via dei diversi usi durevoli; diversamente dall’acciaio, tuttavia, il processo primario potrebbe essere decarbonizzato senza grandi trasformazioni tecnologiche, essendo già fortemente elettrificato, anche se la sfida per alimentarlo al 100% con rinnovabili resta comunque impegnativa; nel caso dell’Italia, l’ipotesi di riaprire una filiera di produzione di alluminio vergine nazionale e decarbonizzata non presenterebbe particolari ostacoli tecnici o di mercato, ma deve poter incontrare una adeguata convenienza economica. 

Gli incontri dello Stakeholder Forum sul Clima si svolgonosu inviti e coinvolgono i rappresentanti della società civile, insieme ai Promotori di Italy for Climate e ai partner tecnici dell’iniziativa. Gli incontri affrontano di volta in volta questioni sia di carattere generale che di carattere più specifico o settoriale, prendendo spunto dalle proposte di obiettivi climatici e di interventi presenti nellaRoadmap per la neutralità climaticadi Italy for Climate. 

Hanno già aderito al Forum oltre 30 fra le principali realtà associative del panorama nazionale:Legambiente, WWF, Greenpeace, Transport & Environment, Kyoto Club, Coordinamento Free, CGIL, CISL, UIL, Confindustria, Assocarta, CNA, Confartigianato, Confcooperative, Altroconsumo, Adiconsum, ANCE, FIRE, Elettricità Futura, Anev, Fiper, Assoidroelettrica, Assoesco, Green Building Council, ANFIA, UNEM, Assobioplastiche, Coldiretti, Confagricoltura, CIA-Agricoltori Italiani, Global Compact Network Italia, Forum per la Finanza Sostenibile. 

 

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