27 Ottobre 2026
Ma è davvero un caldo eccezionale o è sempre stato così?
Alcune persone tendono a minimizzare gli impatti del cambiamento climatico indotto dalle attività umane se non addirittura a dubitarne, magari affidandosi ai propri ricordi e alle proprie personali percezioni. Ad esempio, molti di noi ricordano la torrida estate del 2003, a lungo considerata un riferimento per le temperature eccezionali raggiunte. In base a questo ricordo si tende a cadere nella trappola del detto “ci sono sempre stati anni più caldi di altri”. Eppure i dati ci raccontano un’altra cosa: al netto di naturali oscillazioni tra un anno e l’altro, il trend di progressivo aumento delle temperature medie è incontestabile e il triennio 2023-2025 è stato il primo nella storia in cui abbiamo superato la soglia di +1,5 °C di aumento delle temperature rispetto al periodo preindustriale fissata con l’Accordo di Parigi nel 2015.
Variazione della temperatura media globale rispetto alla media del periodo pre-industriale (1850-1900)

I dati ci ricordano, ancora una volta, quanto sia facile sottovalutare la portata del cambiamento climatico quando ci affidiamo soltanto alla nostra memoria individuale, anziché all’analisi scientifica. Affidarci alla memoria e alle percezioni, infatti, può confonderci non aiutandoci a distinguere i trend meteorologici da quelli climatici. Mentre i primi riguardando l’andamento contingente del tempo atmosferico su una scala temporale molto breve, i secondi guardano alle variazioni di lungo periodo, analizzando intervalli di decenni, secoli o millenni (e anche di più). Le oscillazioni da un anno all’altro, del tutto naturali, possono trarre in inganno (come la memoria!) e, soprattutto, non ci dicono nulla su come sta cambiando il sistema climatico terrestre.
Secondo l’analisi dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, l’andamento di lungo periodo è molto chiaro: valori di temperatura raggiunti ai nostri giorni non sono mai stati toccati almeno negli ultimi ottocentomila anni. Ma per capire quali sono i reali trend in gioco e conoscere i dati più aggiornati, quello che forse è il principale riferimento in ambito scientifico è il monitoraggio costante portato avanti dal Progetto Copernicus. In particolare, viene ricostruita la variazione della temperatura media mondiale rispetto a un periodo di riferimento (per convenzione il c.d. periodo preindustriale, ossia la media 1850-1900). Questa ricostruzione ci mostra chiaramente come, a partire da metà del secolo scorso, la temperatura media globale sia andata aumentando a un ritmo sempre più veloce decennio dopo decennio fino a toccare il record assoluto nel 2024. Ma sappiamo già che sarà un record destinato a essere infranto.
Con l’Accordo di Parigi del 2015 i Governi di tutto il mondo si impegnavano a mantenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5°C. Oggi, però, questo obiettivo è sempre più a rischio. Nel settembre 2026 infatti, un nuovo rapporto dell’UNEP ha indicato che il superamento della soglia di +1,5 °C è ormai ampiamente considerato inevitabile, almeno temporaneamente. Questo non significa che l’Accordo di Parigi sia formalmente superato o che il suo obiettivo sia diventato inutile: significa, al contrario, che sarà fondamentale contenere il più possibile il picco di riscaldamento e tornare sotto tale soglia al più presto. Ed è proprio per questo che oggi è quanto mai urgente agire per invertire questa tendenza tagliando con estrema rapidità le emissioni.


